• Affrontare lo stress, vivere meglio
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La doppia faccia dello stress

Lo stress della vita moderna ad oggi è considerato una delle principali cause del nostro malessere giornaliero. La maggior parte delle persone non fa altro che ripetere e lamentarsi che la vita è troppo faticosa e pesante, come se a queste condizioni non si potesse porre rimedio o come se le cose non potessero cambiare. Nel momento in cui una persona si trova a vivere una situazione difficile e stressante e si rivolge ad un professionista, si aspetta di trovare dei metodi per tamponare questa situazione, tramite tecniche speciali o mediante l’assunzione di farmaci, piuttosto che andare a lavorare alla radice del problema.

Tutti desidereremmo avere una vita perfettamente organizzata, infallibile ed efficace sotto ogni punto di vista; d’altronde il modello proposto oggi dalla società prevede di “stare bene” a qualsiasi costo, di tenere alla larga i vissuti più scomodi e di cercare cure capaci di mettere a tacere dolori e sofferenze. Vorremmo che tutto fosse debitamente incasellato nella nostra quotidianità, ma il problema principale risiede nel fatto che per la maggior parte delle persone i tentativi di ordine e disciplina non durano per molto tempo. Questo produce, a lungo raggio, una minaccia per l’autostima in quanto ci fa sentire scoraggiati, ci provoca ulteriore stress, ci fa sentire affaticati, angosciati e in colpa. 

Cosa possiamo fare per sopperire a tutto questo? Il primo passo fondamentale è trasformare lo stress in nostro alleato. Se lo combattiamo e lo viviamo in maniera limitata e disfattista finirà per ucciderci, ma se comprendiamo invece che è il segno di una vita piena di significato allora può diventare un nostro alleato per affrontare meglio le prove che la vita ci pone davanti.

Come prima cosa è importante non fare confusione tra stress, sovraffaticamento e angoscia.

Facciamo un po’ di chiarezza:

  • Lo stress è una scarica di adrenalina e cortisolo che serve a rispondere ad una situazione di pressione ed emergenza. E’ un fenomeno sano e naturale e quando è canalizzato diventa un potente motore per dirigere la propria vita. E’ dunque molto importante imparare a differenziare lo stress buono da quello cattivo.
  • Il sovraffaticamento è dato da un eccesso di lavoro. Si prova quando l’energia a nostra disposizione è esaurita: la nostra batteria psicofisica segna rosso, dobbiamo al più presto trovare una presa di corrente e ricaricarci, altrimenti rischiamo di spegnerci all’improvviso.
  • L’angoscia, invece, è un’emozione, caratterizzata da specifici correlati fisici e cognitivi. Ha a che fare con un profondo sentimento simile all’ansia o alla paura, di fronte a situazioni che sentiamo di non poter affrontare.

Dunque, prima di arrivare a parlare di angoscia e per evitare un sovraffaticamento, vediamo come fare per sfruttare lo stress a nostro favore.

Possiamo dire che esistono due tipi di stress: uno buono ed uno cattivo, ed è importante imparare a distinguerli, per sapere quando prendere provvedimenti.

Lo stress “buono”

Ogni qual volta dobbiamo affrontare una situazione molto impegnativa, che richiede tutta la nostra attenzione, la risposta di stress si manifesta in diversi step:

  1. Secrezione di adrenalina e cortisolo: lo stress ci mette in stato di allerta e ci risveglia.  Lo scopo principale del nostro organismo è quello di rendere disponibili le risorse nel minor tempo possibile. Ciò che si osserva è una rapidità nei riflessi, maggiore forza nei muscoli e un aumento della percezione sensoriale.
  2. Fuga o combattimento: il modo in cui reagiamo ad una situazione stressante può prevedere la fuga o il combattimento, in base al tipo di contesto e alle risorse che abbiamo a disposizione.
  3. Successo e piacere: nel momento in cui siamo usciti vittoriosi “dalla lotta” o siamo scappati sufficientemente lontani, tendiamo a provare un sentimento di euforia e soddisfazione. Ripercorriamo ciò che è accaduto come se fosse un film e siamo ancora carichi e sovraeccitati, spesso facciamo difficoltà a dormire.
  4. Stanchezza e bisogno di recuperare: mano a mano che lo stress tende a diminuire subentra la stanchezza, definibile come “sana”, che ci fa sentire il bisogno di dormire e recuperare le energie.
  5. Riposo e sonno profondo: durante la notte, attraverso un sonno profondo e ristoratore, riusciamo a recuperare tutta la nostra energia così da essere riposati e pronti per affrontare nuove sfide.

Se il ciclo appena descritto riesce a compiersi, la persona si troverà ad affrontare uno stress che può essere definito come “positivo” e avrà l’impressione di vivere una vita stimolante, piena ed eccitante. Questa modalità consente alla persona di avere una vita ricca di impegni, completa dal punto di vista personale e professionale senza però necessariamente avere la sensazione di essere “stressata” nel senso comune del termine. 

Vi ricordate cosa abbiamo detto rispetto all’importanza del bisogno di recuperare le energie? 

Questa rappresenta una delle fasi fondamentali per il nostro organismo e per la nostra salute, senza la sua attuazione lo stress penetra in profondità nel nostro organismo e lo logora. A questo punto iniziano a comparire tutti quei sintomi tipici dello stress negativo o “cattivo” tra cui: l’insonnia, l’emicrania, il nervosismo, i disturbi della digestione, l’agitazione, il mal di schiena, i problemi di memoria e concentrazione. Nonostante i segnali che il nostro organismo ci invia siano molteplici, la persona stressata tende ad ignorarli non ponendo la giusta attenzione ad essi e creando così una rottura nel dialogo con il proprio sé. Inoltre, se lo stress risulta essere elevato, si assiste ad un minor rilascio di dopamina, ormone correlato al piacere, e di conseguenza un abbassamento dell’umore che potrebbe comportare isolamento, frustrazione, asocialità. Durante lo stress cronico, infine, la corteccia frontale che ci aiuta a prendere decisioni e a controllare le nostre emozioni, non lavora bene ed anche i suoi neuroni potrebbero risentirne. 

Al di fuori dei grandi momenti stressanti della vita di ogni singola persona come ad esempio il licenziamento, il divorzio, la morte di una persona cara, non vi è alcuna ragione nel farsi travolgere da un carico importante di stress.  La soluzione, affinché la persona non si faccia sopraffare dallo stress “cattivo”, è quella di agire sugli elementi che lo rendono dannoso.

Quando lo stress diventa “negativo”

Ci sono alcune condizioni in cui la risposta di stress diventa negativa per il soggetto e quindi può sfociare in sovraffaticamento, tensione, ansia e angoscia. Vediamo quali sono:

  1. La situazione comporta una pressione psichica: quali situazioni potrebbero rappresentare per noi una forte fonte di stress? Pensiamo, ad esempio, ad un colloquio con il direttore di una banca dal quale dipende l’erogazione del nostro mutuo oppure la nostra prestazione ad un convegno di lavoro da cui dipende la promozione. In questi casi accade che la secrezione del cortisolo e dell’adrenalina aumentano e diventano molto elevati rispetto ai nostri bisogni ed inoltre le nostre risorse non saranno più sintonizzate con quelle che sono le necessità.
  2. Il modo di reagire alla situazione è inadeguato: nel momento in cui il nostro livello di stress diventa troppo forte è possibile avere dei vuoti di memoria, dei veri e propri “black out”. Quindi la nostra reazione alla situazione risulta deficitaria e inadeguata.
  3. L’azione è inibita dall’impotenza appresa: l’impotenza appresa si riferisce, appunto, ad uno stato di impotenza che si manifesta nel momento in cui la situazione non ci consente né di fuggire né di combattere in maniera efficace. L’impotenza appresa è dunque la convinzione che, qualunque cosa facciamo, non otterremo un risultato diverso.  Quando le persone sentono di non avere alcun controllo su ciò che gli accade, tendono a rinunciare e accettare, senza più combattere, il proprio destino.

     

Come possiamo far fronte a queste tre situazioni?

  1. È importante imparare a eliminare la pressione inutile e sdrammatizzare le difficoltà. Sarebbe utile imparare a non posizionarci ogni volta sull’orlo di un precipizio dando troppa importanza agli eventi che quotidianamente fanno parte della nostra vita. È fondamentale evitare di metterci in una condizione per noi penalizzante, dobbiamo sempre cercare un’alternativa valida.
  2. Quando ciò che fate non funziona, provate con qualcos’altro”, questo dovrebbe essere il principio base su cui muoversi nel momento in cui vediamo che le cose non vanno come vorremmo. Invece di comportarci sempre allo stesso modo e mettere in atto i medesimi schemi, sarebbe preferibile vedere che c’è un’altra finestra, un’altra strada da percorrere. Sarebbe utile, a tal proposito, chiederci “come potrei reagire diversamente?” e pensare ad almeno tre comportamenti nuovi da poter mettere in atto, a nuove strategie da attuare.
  3. Le situazioni nelle quali si manifesta l’impotenza appresa sono da considerarsi le più gravi. La persona rinuncia a combattere, a capirsi e capire e persino a scappare. Se vi trovate in uno stato di impotenza appresa l’unica cosa da fare è farsi aiutare per poter ritrovare la forza di fuggire.

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Bibliografia
Dalai Lama, Kabat- Zinn, J., Davidson, R.J. (2011). La meditazione come medicina, Milano, RCS MediaGroup (Mindfulness e meditazione, 8).
Mazzucchelli, L. (2018). Non stressiamoci più per lo stress. Psicologia contemporanea, 269, 16-17.
Petitcollin, C. (2017). Quaderno d’esercizi per organizzarsi meglio e vivere senza stress, Milano, Vallardi. [tit. orig. Petit cahier d’exercices pour mieux s’organiser et vivre sans stress].

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